DisAvventure gastronomiche parte I: ristoranti che litigano con Groupon

E’ successo nuovamente ieri, a cena: ho provato l’ennesimo ristorante che non rispetta le promesse riportate sul coupon Groupon. Mi capita raramente di uscire da un locale completamente insoddisfatta e quasi mai riporto recensioni negative su siti come TA. Su Crudology, poi, ho deciso di adottare una politica ancora più dura: evitare di fare cattive recensioni su ristoranti e attività di street food perché parto dall’idea che siamo tutti esseri umani, che possiamo sbagliare ed avere una giornata storta. Chi sono per rovinare la reputazione di un esercente che si spacca la schiena da decenni? Magari capitando nel ristorante il giorno successivo il pranzo avrebbe preso tutta un’altra piega…

Posso comprendere e giustificare un piatto uscito male, talvolta anche un intero pasto, ma non tollero la maleducazione e i tentativi di prevaricare l’altro. Questo pensiero è alla base della filosofia di Crudology, assieme alla voglia di provare ristoranti ad un buon rapporto qualità prezzo, con o senza coupon. Tuttavia, oltre a tanti signor ristoratori che si promuovono ricorrendo a siti come Groupon & co. con ottimi risultati – personaggi ai quali ho deciso di dedicare largo spazio sul sito – vi sono molti individui che continuano a non capire la filosofia del coupon ed a trattare gli sfortunati acquirenti come clienti di serie B. L’ultima, ieri sera.

Coerentemente con quanto detto poco fa non farò nome del ristorante, limitandomi a riportare i fatti. Giorni fa, navigavo su Groupon ho trovato un coupon perfetto: menu completo di pesce con crudité e tante cose buone, costo: 50 euro. Qualche giorno dopo l’acquisto butto un occhio su TripAdvisor e leggo recensioni di clienti con lo stesso coupon assai contrastanti: chi riporta foto fantastiche con crudi eccezionali e relativamente abbondanti e chi, invece, è uscito dal ristorante dopo aver consumato unicamente una crudité e il dolce. L’incomprensione sarebbe generata dagli accordi tra Groupon ed il ristoratore, a detta di quest’ultimo; di conseguenza per evitare possibili discussioni telefono al ristorante che mi conferma la cena completa e che a causa delle suddette incomprensioni il coupon è stato rimosso dal sito, rispettando però l’accordo con gli acquirenti.

Arrivo al locale e nonostante si trovi in un vicoletto anonimo di Roma sud, rimango piacevolmente sorpresa dagli interni che richiamano i vecchi locali di un tempo. Qui l’amara sopresa: superati i 16 coperti vuoti della sala centrale una giovane cameriera ci fa accomodare in un piano interrato: piccolo, 12 coperti al massimo, affatto areato e con un forte odore di muffa. Un tripudio di umidità, ma tanto olfatto e gusto non vanno a braccetto, no?

Con estrema discrezione chiedo gentilmente di essere spostata al piano superiore ma mi viene risposto negativamente, in quanto “il ristorante ha riservato questo spazio ai clienti con Groupon“. Non l’ho apprezzato e non lo nego, ma ho provato a giustificarli pensando che era sabato sera e i tavoli al piano superiori fossero stati prenotati. Tuttavia venti minuti dopo il nostro arrivo giunge un’altra coppia con coupon; altro che discrezione e buone maniere, la meno dolce ma evidentemente più intelligente ragazza si alza arrabbiata e sale al locale centrale, non prima di lasciarsi scappare ad alta voce “io qua sotto non ci sto!”.

Il menu del coupon non è stato rispettato: la crudité di pesce era monoporzione e mancavano le mandorle di mare, così come mancavano altri elementi (i più costosi, si intende) all’antipasto. I primi? Altro giro, altra corsa: alle 20.45 di sabato sera ci viene comunicato che le vongole sono quasi terminate, motivo per cui l’iniziale spaghetto vongole e bottarga si trasforma in cozze e vongole. Accetto e mi arriva un bellissimo piatto di spaghetti, abbondante e ben presentato.

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E qui l’inghippo era nel sale, probabilmente la pasta era stata salata senza tener conto della sapidità delle vongole. Risultato: assolutamente immangiabile. Decido di passare oltre e di non dire niente, ancora speranzosa (ed affamata) in attesa del secondo, quando il proprietario scende nel tugurio per chiedermi se andava tutto bene. Con la stessa discrezione, a bassa voce, gli faccio notare che la pasta è salata e lui “bé, le cozze hanno un sapore forte, sà, è il condimento…”, come se non conoscessi la differenza tra il sapore delle cozze e un primo salato due volte. A quel punto va bene la gentilezza ed il rispetto per il lavoro altrui, ma ribadisco che il problema è proprio il sale, mi propone di rifare il primo e rifiuto, tuttavia dieci minuti dopo mi portano una micro porzione di tagliolini con due vongole e due moscardini mezzi crudi, praticamente pasta in bianco. Ringrazio e decido di commentare positivamente alla sua domanda. D’altronde una serata storta può capitare a chiunque!

Senza dilungarmi ulteriormente, la cena prosegue per poco, perché decidiamo di ordinare un secondo in due: frittura di calamari e gamberi. Nessun ombra dei crostacei, ci arrivano 10 anellini scarsi appena dorati: una simil crudité di calamari gratinati. Il contorno è stato brillantemente saltato dalla cameriera e siamo passati ad un dolce che ovviamente non era quello sul menu. A questo punto, certa del fatto che non sarei tornata nel locale in questione, né tantomeno lo avrei ripescato per recensirlo su Crudology, riemergo dal tugurio con la voglia di prendere una boccata d’aria e togliermi la puzza di cantina di dosso quando, nel salutare il proprietario, noto che i posti a sedere vuoti sono aumentati dopo il nostro arrivo. Ne conto 14. Sarebbero stati 16 se non avessero accolto la coppia che al tugurio proprio non ci voleva stare. Ah, le buone maniere…

Morale della favola:

Trovo che i coupon siano un mezzo eccezionale per entrambe le parti: per i ristoratori, che possono autopromuoversi arrivando a larghe fette di mercato altrimenti difficilmente raggiungibili, e per i clienti, che possono provare la loro cucina senza spendere una fortuna. Unico neo: gli accordi si rispettano.

Chi acquista un coupon è un potenziale cliente che va fidelizzato, accompagnato nella scoperta dei punti forti della propria attività. Mai e poi mai andrebbe trattato come cliente di serie B, per non parlare di chi stipula contratti commerciali con questo genere di siti al solo scopo di fregare il prossimo.

L’educazione è alla base di tutto e vale ugualmente per cliente e ristoratore. Detesto commenti e recensioni negative facili, tese a sminuire attività di ogni tipo per un piatto poco apprezzato: dietro al monitor c’è una persona che ogni giorno si impegna per mandare avanti un locale, con tutte le complicazioni fiscali che i nostri compaesani ben conoscono e salvo situazioni particolari non merita di vedersi distruggere la reputazione online per piccoli errori. Odio i leoni da tastiera almeno quanto i ristoratori che si permettono di ghettizzare i clienti solo perché hanno un coupon, o adottano tale filosofia con tutti senza curarsi dei propri ospiti. Questo spiega il motivo per cui talvolta, come in questo caso, l’educazione viene ripagata con una cena tra puzza di muffa e piatti discutibili, favorendo chi fa la voce grossa, pensando solo a sé stesso e fregandosene del rispetto per il prossimo. Davvero deve diventare così? Spero di no.

Quindi caro ristoratore, ricordati che il coupon può rappresentare un’occasione d’oro per trovare nuovi clienti, anche persone disposte ad abbandonare il locale di fiducia e farsi chilometri pur di godere della tua cucina. Certamente i guadagni saranno inferiori rispetto a quelli previsti dai consumatori abituali, ma è pur sempre una strategia di marketing, talvolta unicamente un investimento senza alcun ritorno economico. E’ un mezzo come un altro, un po’ come mettere le pubblicità sui cartelloni, pagare un web designer per creare un sito e così via. Non ti piace? Non farlo!

Il più grande oltraggio che si possa fare a un buongustaio, è interromperlo nell’esercizio delle sue mascelle.
(Grimod de la Reynière)

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